La versione di Barney (2010)
Premessa essenziale: non ho letto il libro di Mordecai Richler da cui è stato tratto questo film, quindi vi/mi risparmierò lo sterile snobismo di quelli che "il libvo è migliove, in confvonto il film è una mevda".
Verrò subito al dunque: La versione di Barney è un gran bel film, girato con molto garbo ed eleganza sin dal trailer di lancio e sviluppato ancora meglio.
Barney Panofsky (Paul Giamatti) lavora come produttore per un'azienda specializzata in sitcom squallide, chiamata profeticamente Totally Unnecessary. La sua vita privata è scandita dalla passione per l'hockey, l'ubriacatura facile e donne sbagliate, almeno fino a quando, durante la festa per il suo secondo matrimonio, conosce l'affascinante Miriam (Rosamund Pike). "Per la prima volta nella mia vita sono totalmente, completamente innamorato", confessa Barney al migliore amico.
E' da questo evento che il film ripercorre circa trent'anni della vita di Barney. E lo fa con un ritmo calibrato magnificamente nonostante la durata corposa della pellicola (circa 135 minuti), un cast particolarmente riuscito (Giamatti è sontuoso, ma non è da meno anche un irresistibile Dustin Hoffman, nelle vesti del padre di Barney ed ex-poliziotto discriminato dai colleghi in quanto ebreo) e una fotografia che non sarà niente di particolare, ma che proprio per questo non si rivela mai invadente come spesso succede, per esempio, con Almodovar.
Forse però il vero punto forte di questo film è rappresentato dal mosaico di emozioni, anche in contrasto tra loro, che si intrecciano senza fatica. Lo squisito umorismo ebraico, che in mani diverse da quelle di Woody Allen spesso si è rivelato arma di tortura più efficace di un discorso di Nanni Moretti, costella gli innumerevoli piccoli grandi eventi di quotidianità di Barney e di chi lo circonda. Anche i momenti di maggior tensione emotiva sono raccontati con una delicatezza quasi infantile (naturalmente nel senso buono), stemperata in gesti minuti che non sfociano mai nel sentimentalismo. E a fine film sarà difficile non guardare con altri occhi cose fino a quel momento insignificanti come una cipolla o una piccola pietra bianca e levigata.
La grande forza de La versione di Barney sta nel raccontare praticamente una vita intera senza però avere la presunzione di volerne vivisezionare ogni aspetto. In fin dei conti è solo la storia di un uomo che si innamora, lotta per qualcosa e la ottiene, commette degli errori e soffre.
Ma soprattutto ama. Totalmente. Disperatamente. Fino alla fine. Probabilmente per molti non sarà nulla di eccezionale. Però è sempre bello che qualcuno ce lo ricordi.
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