I più titolari degli altri:
Gianluigi Buffon 8
In estate era stato spesso incluso nella lista partenti, secondo alcuni il suo passaggio alla Roma (con Sirigu già chiamato a sostituirlo) era cosa praticamente fatta. Invece Gigi è rimasto. E come ha puntualizzato lui stesso in giornata, ha disputato la miglior stagione in carriera dopo la 2002/2003, quella dello scudetto 27 e della cavalcata verso Manchester.
Una condizione fisica ottimale ritrovata dopo anni e la tranquillità di avere davanti alla linea difensiva un genio come Pirlo e non più il bipolare Felipe Melo hanno ricostruito quella garanzia che fu il Buffon dei tempi d'oro. Due soli punti persi per mano sua, quelli dell'assurda dormita col Lecce, a fronte di almeno una decina assicurati dai suoi guantoni. Con l'addio di Alex, ora è lui l'eminenza grigia dello spogliatoio. La maturità e la serenità personale raggiunte in questi anni dovrebbero garantirgli un finale di carriera straordinario, nonché l'ingresso nel pantheon più esclusivo dei simboli bianconeri.
Stefan Lichtsteiner 7.5
A circa 10 minuti dall'inizio di stagione, Stefan aveva già spiegato tutto di sé: inserimenti, cuore, polmoni, piede discreto e un'intesa quasi sessuale con Pirlo. Una delle immagini più nitide tra quelle impresse nel mio personalissimo album dei ricordi di questa fantastica stagione ha come protagonista proprio Lichtsteiner, a Napoli: paonazzo in volto, occhi sbarrati e bocca spalancata nel tentativo di recuperare più ossigeno possibile. Allora pensai "questo muore da un momento all'altro". Forse il simbolo più bello e significativo della nuova Juve di Conte. Strabordante nella prima metà di stagione, più "umano" durante il girone di ritorno, è valso ogni singolo centesimo del prezzo pagato dalla società. E ora vale almeno il doppio.
Giorgio Chiellini 8
La consacrazione definitiva per questo gigante dal cuore d'oro. Ed era ora, lasciatemelo dire.
Tra tutti coloro che hanno goduto della santità elargita da Pirlo, Chiellini è quello che ne ha giovato maggiormente, acquisendo la tranquillità necessaria per dare sfogo alla propria fisicità impressionante senza macchiare tutto con quella foga eccessiva che tanto era costata a lui e alla Juve negli ultimi anni. Dopo alcune ingenuità iniziali (i gol concessi al Bologna e al Genoa), Chiello non ha più sbagliato un intervento. Ormai è tra i migliori centrali d'Europa, e anche nella vecchia posizione di terzino sinistro si è disimpegnato più che bene, centrando pure, udite udite, qualche bel cross dal fondo.
Solito vizietto del gol (fondamentale, per come si stava mettendo la partita, quello di Roma), solita esultanza da gorilla, nuova veste di campione.
Andrea Barzagli 9
"Steal of the year": è così che in America definiscono l'affarone di mercato che dal nulla diventa determinante per le sorti della squadra. Nel gennaio 2011 Marotta e Paratici ripescarono il derelitto Barzagli dal Wolfsburg per 300mila euro, e nello schifo della scorsa stagione, là dietro si era dimostrato uno dei meno peggio. Ma nulla lasciava presagire ciò che è successo quest'anno.
Tutti, me compreso, lamentavano il mancato acquisto di un centrale di qualità. Senza nemmeno sospettare che quel famigerato centrale di qualità già ce l'avevano. E che qualità, signori. La stagione di Barzagli ha del sovrumano: così, a memoria, non ricordo mezza partita sbagliata. Sempre puntuale negli anticipi, sempre metronomico nel dettare i movimenti della difesa, sempre preciso negli interventi di testa, gli mancava solo il gol. Che è arrivato, su rigore, nell'ultima uscita di stagione. Il giusto premio per il miglior difensore europeo dell'annata 2011-2012. Period!
Leonardo Bonucci 8.5
Per qualcuno potrà sembrare un voto eccessivamente alto. Ed è così, se ci limitiamo a una fredda analisi delle prestazioni. Ma quel punto abbondante regalato se lo merita tutto, perché Leonardo ha dimostrato la personalità e la mentalità che servono per meritarsi il bianconero sul petto e sul cuore. La prima parte di stagione non è stata facile per Bonucci: prima perché si vede soffiare il posto da un Barzagli autore di prestazioni aliene, poi per una serie di errori "alla Bonucci" che costano punti alla Juve e credibilità a lui.
Quando a fine inverno sembrava che la stagione juventina fosse sul punto di ridimensionarsi, il passaggio alla difesa a tre ha permesso a Bonucci di reinventarsi, scrollandosi di dosso le contestazioni e qualche fischio di troppo. Risultato? Da marzo in poi non ha più sbagliato un intervento, coronando il suo meraviglioso finale di stagione anche con un paio di gol (pesantissimo quello al "Barbera" di Palermo).
Andrea Pirlo 9
La prima, profetica immagine di Pirlo con i nuovi colori l'aveva regalata Sky, con Andrea vestito di un saio bianconero a illustrare la "parabola del campanile". E se non è santità, poco ci manca. Pirlo ha impiegato meno di dieci minuti per definire le linee programmatiche di quella che sarebbe stata la stagione della Juve: palleggio al limite dell'area, inserimento di Lichtsteiner colto non con gli occhi, ma con la genialità propria dei grandissimi, e palla scodellata in area, a difesa battuta, pronta da depositare in rete.
Ma Andrea non è stato solo questo, è stato molto di più. E' stato il punto di riferimento dell'intera squadra: di difensori sgravati dal timore di dover tappare buchi per folli errori di palleggio, di centrocampisti che, in latitanza di idee, sapevano sempre a chi riconsegnare la palla, di attaccanti consapevoli di doversi preoccupare solamente di non farsi trovare in fuorigioco.
Dato per bollito a Milano, Pirlo ha ripagato con una tenuta atletica che molti ventenni non possiedono, una mai troppo pubblicizzata concretezza difensiva e una costanza di rendimento che definire impressionante è un eufemismo. Nello scudetto, lui ci credeva fin dall'inizio. E ha avuto ragione. Perché i fuoriclasse hanno sempre ragione.
Arturo Vidal 9
Diego, Martinez, Salas, Athirson, Melo... Camoranesi a parte, negli ultimi anni la Juve sembrava essersi specializzata nel pescare i sudamericani più inutili e irritanti che ci fossero sul mercato, tant'è che quando è arrivato Vidal un po' di timore è venuto a tutti. Ma quando è subentrato a metà secondo tempo dell'esordio contro il Parma, segnando con una magnifica sforbiciata dal limite dell'area, ogni dubbio si è dissipato. E pian piano si sono dissipati anche i dubbi di Conte, che dopo circa un mesetto di esperimenti ha consolidato il centrocampo a tre con Arturo perno fondamentale non meno di Pirlo.
Mediano di rara completezza, di Vidal impressiona l'incredibile voglia di impossessarsi del pallone, con una potenza che raramente scade nella foga, nel senso che se entra in scivolata, tre volte su quattro Vidal prende il pallone e non il piede dell'avversario. Il tiro ricorda quello di Nedved, la prepotenza agonistica quella di Davids. Serve aggiungere altro dopo aver tirato in ballo nomi così illustri?
Claudio Marchisio 9
Nelle previsioni di inizio anno confidavo "nella sua definitiva consacrazione", ma mai mi sarei immaginato una stagione del genere. Vuoi per la vicinanza di Pirlo, vuoi per il sollievo di non dover più badare alle follie in palleggio di Felipe Melo, vuoi per un modulo (il 4-3-3) che finalmente ne valorizza le caratteristiche principali, Marchisio ha letteralmente "dominato" la prima parte di stagione della Juventus. Tra novembre e dicembre le partite le ha sempre risolte lui, vedi i gol alle milanesi e in Coppa Italia con il Bologna. Il ragazzo col poster di Gerrard in camera, cuore bianconero sin dai tempi della placenta, è diventato uomo, e davanti a sé pare avere una carriera stellare da idolo predestinato. La prossima stagione sarà la vera prova del nove per il Principino, chiamato all'esame Champions, ma dopo un'annata del genere essere più che ottimisti è il minimo.
Simone Pepe 8
A inizio campionato pareva il più sacrificabile là davanti: la fascia destra sarebbe dovuta essere prerogativa di Krasic, e a sinistra Elia avrebbe dovuto sgroppare indisturbato per tutta la stagione. Poi dopo un mese scarso cambia tutto: l'esplosione di Vidal e la contemporanea inutilità dei due esterni di cui sopra "impongono" a Conte il passaggio a un centrocampo a tre. E allora Pepinho risponde "presente!" su entrambe le corsie esterne dell'attacco. Generosità non quantificabile come i chilometri macinati per tutta la stagione, nel girone di andata segna anche con la costanza della punta: fondamentali i gol di Napoli e quelli alla Lazio. Durante il ritorno accusa un normalissimo calo, ma il suo apporto alla causa è sempre indiscutibile. Avesse anche i piedi dritti sarebbe uno dei migliori esterni d'Europa, ma queste sono sottigliezze.
Mirko Vucinic 7.5
Media più che matematica tra il 6 scarso dei primi due terzi di stagione e il 9 bello convinto dell'ultimo segmento.
Vucinic è un uomo d'attacco tra i più versatili del campionato italiano: ha classe, piedi educati, istinto del gol, fantasia e anche una buona dose di intelligenza tattica. A mancargli spesso e volentieri sono la voglia e la pragmaticità. Non per niente chiude il girone d'andata con la miseria di due sole reti. D'accordo, ha fatto segnare Matri e co., ma mediamente le prestazioni di Mirko lasciavano in bocca amarezza e un po' di irritazione. Diavolo, è così bravo, però...
Ma quando la stagione è arrivata al momento decisivo, Vucinic è letteralmente esploso con gol pesanti in entrambe le competizioni (una perla la rete al Milan che vale la finale di Coppa Italia) e la solita caterva di assist per i compagni. Se il prossimo anno riuscisse a mantenere la costanza di questi ultimi tre mesi...
Alessandro Matri 8
Della cooperativa del gol bianconera - venti giocatori diversi a segno - Matri è quello che ha timbrato il cartellino più volte, con dieci centri (ne avrebbe segnati undici, visto che a San Siro contro il Milan gliene fu annullato uno buonissimo. Sì, me lo ricordo, anche se non ce l'ho salvato sul telefonino, io).
Da un attaccante d'area come lui sarebbe stato lecito aspettarsi come minimo una quindicina di reti, ma il ragazzone ha tante attenuanti. Una di esse è senza dubbio il gioco di Conte, che lo ha obbligato spesso ad arretrare per dare una mano al centrocampo, facendogli perdere quella lucidità che è essenziale per un goleador. E poi l'attacco a tre, che non è il massimo per un giocatore come Matri, più adatto al dialogo con una seconda punta.
Il voto finale comunque è ampiamente positivo,perché i gol di Alessandro sono stati ben distribuiti lungo tutta la stagione, e il più delle volte sono stati decisivi (a Lecce, a Siena, la fondamentale doppietta innevata in casa contro l'Udinese, l'1-1 a San Siro col Milan). Il popolo bianconero sogna Van Persie o Higuain, ma nel mentre può dormire sonni tranquilli con Matri. Sono molto curioso per il suo debutto in Champions.
I titolari un po' meno titolari:
Marco Storari 7
Anche quest'anno il meno secondo dei secondi portieri ha garantito solidità e professionalità. Una manciata di partite da titolare in Serie A quando Buffon è stato indisponibile e il posto da titolare lungo tutta la Coppa Italia hanno confermato quanto di buono mostrato la scorsa stagione. Sempre istrionico ma più maturo rispetto all'anno passato, Storari sarebbe numero 1 in pressoché ogni squadra del campionato italiano. Averlo a Torino come dodicesimo è un privilegio.
Martin Caceres 7.5
Dopo mesi e mesi di corteggiamento reciproco, il figliol prodigo è tornato a casa. E che debutto per il Pelado, con la doppietta di San Siro in Coppa Italia. Nei due anni trascorsi dal primo trasferimento in bianconero, Caceres è maturato soprattutto dal punto di vista difensivo, integrandosi perfettamente nella difesa degli Invincibili. Terzino destro con la difesa a quattro o esterno di centrocampo nel 3-5-2, l'uruguagio ha sempre spinto con la stessa intensità, pennellando cross importanti e mettendo lo zampino anche nel tabellino marcatori del campionato, con la rete dell'1-0 all'Inter nel girone di ritorno. Jolly preziosissimo che, sono sicuro, farà bene anche in Coppa.
Paolo De Ceglie 7
Il Cavallone, come viene chiamato, diventa finalmente grande. Che Conte avesse un debole per lui era cosa nota, visti gli anni da titolare a Siena, ma la costanza con cui l'ha impiegato durante tutta la stagione è più di un segnale. De Ceglie stava già dando buone indicazioni lo scorso anno, nella prima parte di stagione, quando la Juve sembrava ancora in corsa per qualcosa di dignitoso, poi il crac col Milan a San Siro, nella sua migliore partita in carriera, aveva rovinato tutto.
In questa stagione la crescita di De Ceglie è stata regolare, e negli ultmi mesi il ragazzo ha giocato con continuità, sia di minutaggio che di rendimento, mostrando sempre più incisività nelle sgroppate sulla fascia sinistra. Il tutto condito da buoni cross e anche un gol, nel pareggio interno con il Chievo.
Marcelo Estigarribia 6
Alla fine della campagna acquisti, il paraguagio era un po' l'oggetto misterioso. Chi l'aveva visto la scorsa estate in Coppa America ne parlava molto bene, e la curiosità attorno a lui era tanta.
A conti fatti si può dire che, degli acquisti di questa stagione, Estigarribia si è rivelato il meno riuscito: la generosità è innegabile, così come la tenuta atletica, ma in più di un'occasione il paraguaiano si è dimostrato non all'altezza del resto della squadra, soprattutto dal punto di vista tecnico. Un gol anche per lui, oltretutto importante, nella rimonta di Napoli, ma poco altro. La quota per il riscatto fissata dal club che detiene il suo cartellino, il Cerro Porteno, è di cinque milioni. Che spero vengano reinvestiti per ampliare lo stadio.
Emanuele Giaccherini 7.5
Quando la scorsa estate venne perfezionato il trasferimento di Giaccherini alla Juve, furono in molti a ridere.
Invece ora a ridere è lui, fresco di convocazione per il pre-ritiro azzurro. Giaccherini è arrivato con tanta umiltà da una realtà calcistica minore come quella di Cesena, ma sin da subito si è guadagnato la stima di Conte (la conferenza stampa "apologia del Giaccherinho" è ormai celebre) e il rispetto di tutti gli addetti ai lavori. Il momento migliore è arrivato a cavallo tra i due gironi, con gol e giocate importanti sia in campionato che in Coppa Italia. Un anno d'esordio più che positivo, e sono sicuro che Giaccherinho saprà confermarsi anche il prossimo anno.
Eljero Elia 6
Non me la sento di dargli l'insufficienza, non solo perché Elia non ha mai avuto veramente la possibilità di esprimersi con continuità, ma perché in quei pochi sprazzi di campo, il ragazzo ha dimostrato di tenerci. Negli ultimi venti minuti del ritorno col Novara, a gara già abbondantemente vinta, il suo desiderio di segnare, di farsi vedere, aveva qualcosa di commovente.
Con ogni probabilità non verrà riconfermato, e questo un po' mi dispiace, perché un'altra possibilità se la meriterebbe tutta. Peccato veramente.
Fabio Quagliarella 7
Per Quagliarella è tutto iniziato con un'estate infinita: i postumi dell'infortunio, la convinzione di essere pronto quando in realtà non lo era, Conte che lo ignorava brutalmente (e a ragione, col senno di poi). Gradualmente poi è arrivata la riscossa, con un minutaggio sempre maggiore, fino al fatidico gol contro il Novara che lo ha sbloccato.
Quattro gol totali per il Quaglia, decisivo nessuno. Complessivamente la stagione è positiva, ma da un talento come il suo forse ci si aspettava qualcosa in più. Personalmente lo terrei, ma se arrivasse qualche offerta importante farei un paio di conti...
Simone Padoin 6
Arrivato a gennaio dall'Atalanta, Padoin non ha avuto molto spazio. D'altronde, come poteva essere altrimenti con la sacrissima trimurti che presidiava il centrocampo juventino? Generoso e dal piede più che discreto, Simone potrebbe rivelarsi molto utile la prossima stagione in ottica turnover.
Un gol anche per lui, però, nell'allegra scampagnata di Firenze a inizio primavera.
Milos Krasic 6
Il desaparecido serbo. L'arrivo di Conte, che del gioco sulle fasce aveva fatto uno dei marchi distintivi del suo gioco, pareva spianargli la strada per una stagione da assoluto protagonista. E in effetti nelle prime partite Conte ci ha provato in tutti i modi a sfruttare la velocità di Krasic, ma una serie di prestazioni inguardabili e la contemporanea ascesa del peso specifico di Vidal hanno relegato Milos a comparsa, fino alla totale esclusione nella seconda parte di stagione.
Ma il 6 politico Krasic se lo merita più degli altri, per il suo gol a Catania. Col senno di poi, l'unica partita che effettivamente meritavamo di perdere si è rivelata proprio quella con l'ottima squadra di Montella. Per cui sullo scudetto e sull'annata degli Invincibili, per quanto piccola e in un angolo del poster, c'è anche la firma di Krasic.
Fabio Grosso 6
Mai una partita giocata. Mai una polemica, mai una parola di troppo. Anche questo significa essere professionisti. Ciao Fabio, e grazie anche a te.
Luca Marrone 6.5
Ventidue anni e tante speranze per questo ragazzo cresciuto da Conte già dai tempi di Siena. Da qualche ora, con i pensieri proiettati alla prossima stagione, si parla di qualcuno adatto a far rifiatare Pirlo per una stagione (si spera) ben più densa di impegni di quella appena conclusa. E se quel qualcuno ce l'avessimo già in casa? Tre partite di campionato da titolare, condite da un gol e un magnifico assist per Giaccherini nell'ultima di andata contro l'Atalanta. Il ragazzo sembra disporre di qualità importanti, non solo sul piano fisico e tattico, ma anche su quello tecnico. Merita una possibilità.
Marco Borriello 7
L'arrivo di Borriello a gennaio lasciò tutti interdetti, non tanto per i dubbi sulla sua tenuta fisica, quanto perché Torino, seppur piena di locali notturni, non ha l'appeal fighetto di Roma o Milano.
Scherzi a parte, per almeno tre mesi l'acquisto di Borriello è sembrato assolutamente privo di qualsiasi significato. Sino al fatidico gol di Cesena, una rete dal peso specifico enorme per come si stava mettendo la partita. Da quel momento Marco ha centrato prestazioni molto positive, condite dal secondo gol contro il Novara e dallo zampino sull'autogol di Canini, che sostanzialmente ha sigillato la vittoria dello scudetto.
Probabilmente questo finale gli varrà il riscatto per la prossima stagione.
Allenatore:
Antonio Conte 10
Questo scudetto è totalmente suo.
Perché è arrivato dopo gli anni più neri (benché non se ne fosse mai andato, visto l'uso reiterato del "noi" anche quando allenava Siena, Arezzo e compagnia) raccogliendo una società a pezzi, sfibrata fisicamente ma soprattutto totalmente dimentica di ciò che da sempre significa essere la Juventus.
Perché da fondamentalista del modulo a 4, come era stato dipinto, ha cambiato impostazione tattica almeno tre volte nella stagione, con risultati eccezionali, dimostrando ai puri teorizzatori che la tattica va piegata agli uomini e alle qualità di cui si dispone, e non viceversa.
Perché ha saputo infondere fiducia e consapevolezza nei propri mezzi in giocatori fin troppo bersagliati, come Bonucci e Buffon stesso.
Perché ha trasformato una squadra ormai incapace di vincere in una squadra letteralmente incapace di perdere.
Perché ha dato alla Juventus un gioco già pronto a debuttare in un contesto europeo, sempre votato all'attacco, finalizzato a imporre il proprio ritmo anche quando in vantaggio di uno o due gol, dal primo minuto al novantesimo.
Perché ci ha sempre creduto, fin dall'inizio.
Perché ha saputo costruire una squadra nel vero senso della parola, dove tutti hanno lo stesso valore e la stessa importanza.
Perché non ha mai lasciato nulla al caso, con un perfezionismo e un pragmatismo che sfiorano la maniacalità.
Perché c'è solo un capitano. Lui.
Ringraziamenti speciali a Claudio Ranieri e Amauri Carvalho per aver dimostrato attaccamento ai colori anche dopo aver lasciato la società. Questo scudetto è anche vostro.
Ah, dimenticavo:
Alessandro Del Piero
Può un numero riassumere cosa sia Alessandro Del Piero? No, non può.
Proviamoci con più cifre allora, che non bastano comunque, ma perlomeno gli rendono leggermente più giustizia e non suonano retoriche.
Con la maglia della Juventus:
Record di presenze ufficiali: 704
Record di marcature ufficiali: 291
Record di presenze nei campionati italiani: 513
Record di marcature nei campionati italiani: 208
Record di presenze in Serie A: 478
Record di marcature in Serie A: 188
Record di marcature in Serie B: 20
Record di presenze nelle competizioni UEFA per club: 130
Record di marcature nelle competizioni UEFA per club: 54
Record di stagioni nella Juventus: 19
Record di stagioni da capitano della Juventus: 11
Record di marcature in una singola edizione della UEFA Champions League: 10
Record di reti decisive in assoluto con la maglia della Juventus: 135 gol
Record di minuti giocati: 48.610
Con la maglia della Nazionale:
91 presenze
27 gol
Palmares (provvisorio):
8 Scudetti
4 Supercoppa Italiana
1 Coppa Italia
1 Champions League
1 Coppa Intercontinentale
1 Supercoppa Europea
1 Coppa Intertoto
1 Campionato di Serie B
1 Torneo di Viareggio
1 Campionato Primavera
2 Europei Under21
1 Coppa del Mondo FIFA
Grazie. Trenta volte grazie.