The Amazing Spider-Man (2012)


Parlare di reboot è sempre problematico. Per molti questa pratica è il male assoluto, perché dietro la solita maschera che rimanda a reinterpretazioni, svecchiamenti e altre panzane assortite, spesso si cela una mostruosa latitanza di idee e creatività.
E' con questo tipo di pensieri che mi sono avvicinato al primo episodio di questa nuova trilogia dedicata al ragnetto di quartiere. Pensieri, ma anche paure dovute al regista Marc Webb, ennesimo produttore di videoclip musicali di successo e quindi potenzialmente del tutto incapace in ambito cinematografico. Ma, devo essere sincero, mi sono dovuto ricredere. Parzialmente.

Partiamo però da un paio di assiomi.
Punto uno: non sono un esperto di Spider-Man, ho giusto letto gli albi fondamentali, visto i precedenti adattamenti cinematografici e i cartoni animati in TV. Per cui perdonatemi se non coglierò eventuali riferimenti al numero #152 in cui Spider-Man si gratta la chiappa sinistra esattamente come fa nel film al minuto 45.
 Punto due: Peter Parker è Tobey Maguire. E basta. Cioè, è lui. Nessuno riuscirà mai a eguagliarlo. Eppure, bisogna ammetterlo, il nuovo protagonista Andrew Garfield fa la sua bella figura. Certo, di sfigato ha poco o niente, anzi, una certa indole eroico-altruistica ce l'ha già sin da inizio film, ben prima del morso del ragno, e questo è imperdonabile. Ma il film ha un target ben preciso, nasce come pop-corn movie destinato principalmente a un pubblico ultraggggiovane e brufoloso, a cui serve un continuo titillamento per assecondare i primi pruriti. Ecco quindi che il bel faccino di Andrew sfoggia una pettinatura e un colorito smunto che ammiccano pericolosamente ai bamboccetti di Twilight. Ma una volta data per assunta la natura "adolescenziale" del film, la cosa si accetta di buon grado, e anzi, la crescente sbruffonaggine di Peter/Spider-Man è davvero spassosa, e ciò si traduce in almeno un paio di situazioni con scambi di battute davvero ben studiati.

Rimanendo in tema di titillamenti, la domanda nasce spontanea: qual è la gnoc... la protagonista femminile? Rullo di tamburi, niente Mary Jane! Per questo reboot si è deciso di concentrarsi sulla primissima fiamma di Peter Parker, ossia Gwen Stacy. A interpretarla è la biondissima Emma Stone, molto brava a tratteggiare nel personaggio il giusto compromesso tra la ragazza pudica e innocente e alcuni atteggiamenti civettuoli in odore di pre-puttanismo. Esteticamente Kirsten Dunst mi solleticava di più, ma apprezzo il contrasto tra l'algida (e vagamente pallosa) Mary Jane e la dolce e determinata Gwen. Per non parlare delle sue calze lunghe nere, molto stile giappo.

Cattivoni di turno? Anche qua una new entry. E' il turno di Lizard, interpretato dal sempre ottimo Rhys Ifans (l'avete visto in Anonymous? No? Rimediate). Dall'alto della mia conoscenza minima delle varie epopee dell'aracnide, posso dire che attorno alla storia del dottor Connors c'è stato un discreto rispetto delle vicende originali: le eventuali aporie narrative, conseguenze naturali dell'adattamento ai giorni nostri, vengono mascherate con un'elegante vaghezza riguardo il passato del personaggio. Ottima anche la scelta dei nuovi zii di Peter, con Ben Parker affidato al sempresialodato Martin Sheen (un cognome, una garanzia) e la duttilissima Sally Field a interpretare un'inedita zia May, più giovane e meno cagacazzo dell'originale.

Ed è proprio dalla "questione zii" che iniziano le magagne: la loro presenza è ridotta all'indispensabile, ma quel che è peggio, il senso di colpa di Peter per la morte dello zio è esageratamente sfumato. Nel momento in cui, nella trilogia originale, Ben spira tra le braccia del nipote, l'impatto emotivo vissuto dallo spettatore è fortissimo, quasi al livello del personaggio del film. Mentre in "The Amazing Spider-Man" il tutto è molto più annacquato, non tanto per il fattore deja-vu, quanto forse per un'eccessiva rapidità nell'affrontare il tema portante alla base della genesi dell'Uomo Ragno: vendetta, sì, ma soprattutto rimorso e senso di responsabilità. E poi la scelta di non ribadire il concetto-chiave, quasi confuciano, riassunto nel motto "Da grandi poteri derivano grandi responsabilità" è francamente inspiegabile.

Rimane anche abbastanza stucchevole la solita storia dell'orgoglio patrio e dell'unopertuttituttiperuno all'americana, cioè quel misto di patriottismo e "azione preventiva" che tanto ha permeato la cinematografia a stelle e strisce dall'11 settembre in poi. Che se nel primo episodio della trilogia originale (del 2002) aveva parecchio senso, in questa è soprattutto, se non totalmente, coreografico. In effetti, la scena a cui mi riferisco - che non menziono, ma che vedendo il film apparirà fin troppo evidente - è visivamente splendida. La fotografia, efficace e altamente spettacolare, è volta a sottolineare le evoluzioni del ragnetto di quartiere, stavolta molto più fluide e credibili rispetto a quelle dello Spider-Man a tratti un po' bolso di Tobey Maguire.

Tutto ciò è diretta conseguenza del focus puntato smaccatamente verso un pubblico giovane di cui si parlava poco fa, che però non va a intaccare in nessun modo la credibilità narrativa dell'intreccio, e questo è un merito che va ampiamente riconosciuto agli sceneggiatori: è un film per tutti, ma non per questo è superficiale. Certo, alcuni momenti appaiono leggermente forzati, delle volte si cade nel prevedibile, ma il film scorre via che è una meraviglia, nonostante la durata importante (136 minuti). Senza dubbio i puristi storceranno il naso più volte, ma d'altra parte loro il naso lo storcono sempre. Eppure, una volta tanto, si può parlare di reboot decisamente riuscito, che poco o nulla ha da invidiare al primo episodio della trilogia originale. Anzi, a mio parere, le due interpretazioni si compenetrano abbastanza bene: ciò che non era stato sviluppato al meglio nel film del 2002 trova compimento con il fratello minore del 2012, e viceversa, e in sostanza le premesse per un seguito di qualità (previsto per la primavera del 2014) ci sono tutte. Certo, il film non ha l'impatto dirompente, né può vantare il riuscitissimo cast di The Avengers, se vogliamo fare un paragone con un altro blockbuster supereroistico degli ultimi mesi, ma considerando tutti gli elementi di cui sopra, si può ragionevolmente dire che Webb abbia fatto centro.