The Walking Dead - Stagione 2
Attenzione: SPOILER come se piovessero!
E la prima stagione???
La prima non c'è, mi spiace. Troppo pochi sei episodi per farsi un'idea reale dell'effettiva bontà della serie. Troppo pochi anche per gli sceneggiatori stessi, direi, perché di carne (budella, soprattutto) al fuoco nelle prime puntate della stagione di apertura ce n'era parecchia, e la sensazione che lasciava il finale era quella di qualcosa di grosso in arrivo nelle puntate a venire. Cosa che puntualmente si è avverata. In maniera oserei dire grandiosa.
The Walking Dead, in collaborazione con la pressione di molti amici che hanno insistito perché lo guardassi, è stato in grado di riportarmi ad appassionarmi alle serie TV dopo anni di pressoché totale abbandono (e chi mi conosce sa quanto fossi legato emotivamente alle vicende di House o Scrubs, tanto per citare le due serie che forse ho amato di più. E che devo ancora finire, tra parentesi). La prima stagione non mi aveva entusiasmato più di tanto, nonostante episodi pregevoli come lo stupendo pilot, ma la seconda mi ha fatto letteralmente sussultare sul mio lettone Ikea con doghe sollevabili, rumorosissime ma estremamente comode.
Come scrivevo poche righe fa, in questa seconda stagione la missione principale degli sceneggiatori sarebbe stata quella di sviluppare al meglio quanto di buono proposto nella prima, a cominciare dall'evoluzione dei personaggi. Ed è di questo che parlerò. Perché i protagonisti di ogni opera d'arte infarcita di zombi sono proprio le persone, mica gli zombi. I non-morti sono pretesti, detonatori di eventi, metro di paragone con il quale si misura il coefficiente di umanità di chi morto non è (ancora). Credo sia questo il merito più sensazionale rintracciabile nei tredici episodi che compongono la seconda stagione.
Nella prima, i personaggi principali vengono presentati e caratterizzati in modo piuttosto netto: Rick è il leader controvoglia, Shane il buono e coraggioso, Lori autentica catalizzatrice di guai e Carl potenziale catalizzatore di guai. Attorno a questo nucleo ecco Dale, il Lotito della Georgia, Andrea la mina vagante, T-Dog l'incarnazione dell'inutilità, Carol+Sophia le anime smarrite, Glenn il diamante grezzo e Daryl che è troppo il migliore.
Una serie di personaggi così diversi tra loro permette agli spettatori di trovare il proprio "beniamino", se di portatori di valori positivi assoluti si può parlare. Ed è proprio su questo che gli sceneggiatori, che evidentemente ne sanno a pacchi, cercano di giocare. Nel corso della stagione si procede alla progressiva decostruzione di ogni singola certezza che lo spettatore aveva maturato nella prima. Scopriamo quindi che Glenn è capace di ben altro che scortare le persone in giro per Atlanta, che Daryl è addirittura in grado di "affezionarsi" ad altri esseri umani e così via. Solo T-Dog rimane il perfetto essere inutile della prima stagione, e se in un mondo popolato da zombi in ogni angolo lui riesce quasi nell'impresa di ammazzarsi con il finestrino di un'auto, qualcosa vorrà pur dire.
Attenzione, però, perché Darabont e soci sanno giocare piuttosto bene con le emozioni dello spettatore, ed ecco che verso la fine della stagione perdiamo quasi in un solo colpo i due maggiori punti di riferimento della serie: Dale, la coscienza del gruppo, che cresce sempre più come personaggio fino a farti letteralmente agonizzare con lui quando i suoi occhi sbarrati chiedono a Rick di porre fine alla sofferenza, ma soprattutto Shane.
Perché per quasi due terzi della serie, il protagonista attorno a cui ruota quasi tutto è Shane, non Rick. Anzi, è proprio sul rapporto tra i due che la serie prende la piega decisiva per diventare "grande". Le prime avvisaglie del crollo di Shane si hanno già a fine prima stagione, complice qualche bicchiere di troppo nel CDC. Da allora è una lenta ma inesorabile discesa, un progressivo deterioramento nervoso che parte dalla notte nella scuola, passa per la carneficina del granaio e la scazzottata con Rick, per poi culminare con il dialogo con Lori e la lucida follia del tentato omicidio di Rick.
Che Shane sia l'unico personaggio della carovana a non essere ucciso dagli zombi è significativo. Perché non sono gli zombi a sopraffarlo, nemmeno nelle situazioni più disperate (vedi il pullmino della scuola). Shane viene sopraffatto da se stesso, da questioni esclusivamente umane e non "zombesche". Il suo personaggio è così potente non solo per la magnifica interpretazione di Jon Bernthal, ma perché in un contesto dove tutto è disumanità, Shane viene consumato dalle conseguenze dell'amore. E' un personaggio fenogliano, in un certo senso. Impossibile non cogliere analogie con il Milton di Una questione privata. Nel romanzo, l'apocalisse che fa da sfondo non sono gli zombi, ma la Seconda guerra mondiale. Ma poi, che differenza fa?
Parallelamente alla dissoluzione di Shane si assiste alla crescita esponenziale di Rick, che se nella prima stagione era messo un po' in ombra dall'amico/collega e dalle proprie insicurezze, nella seconda si impadronisce sempre più consapevolmente della propria posizione di leader. La svolta non è tanto nella scena del cervo, quanto nelle rivelazioni di Lori, manipolatrice a tal punto da rischiare di avere sulla coscienza entrambi i protagonisti principali ("Rick, mi sono fatta Shane. Credevo che fossi morto, quindi è colpa tua". Oh, ditemi qualcosa che non so, vi prego...). Da quel momento in poi, il poliziotto acquisisce una nuova consapevolezza e una personalità del tutto inedita. Circondato da persone che non hanno mai avuto piena fiducia in lui, Lori compresa, il nostro detta le nuove direttive nell'epilogo dell'ultimo episodio: "you stay? This isn't a democracy anymore".
In conclusione è proprio Rick, colui che doveva essere il leader imparziale, la roccia a cui aggrapparsi, il personaggio che viene maggiormente cambiato dagli eventi. O meglio, è colui che agli eventi sopravvive, perché gli altri tendono a venirne uccisi dalle conseguenze. E' un indurimento progressivo, ma inevitabile, dove saltuariamente emerge ancora il Rick riluttante degli esordi (vedi morte di Dale), ma sempre meno, per far posto a un personaggio molto più freddo e pragmatico. Ciò emerge prepotentemente non tanto nell'omicidio a bruciapelo dei due stronzi incontrati nel bar in città, né nella notte della morte di Shane, quanto nel cambiamento delle espressioni del protagonista. In un paio di occasioni lo sguardo para-psicotico di Rick è veramente agghiacciante. Un plauso all'interprete Andrew Lincoln, bravo sin dall'episodio pilot, ma cresciuto enormemente in questa seconda stagione.
Assieme alla fattoria di Hershel brucia simbolicamente anche il vecchio Rick, e con lui la vecchia organizzazione del gruppo di superstiti, nuovamente in viaggio ed esposti agli zombi.Mentre sullo sfondo si staglia un penitenziario, che verosimilmente sarà l'ambientazione principale della terza stagione, si pongono nuovi interrogativi: dov'è finita Andrea? Chi è la misteriosa giustiziera che la salva dagli zombi? In quale altro modo T-Dog non darà il suo contributo? Riuscirà Lori a prendersi delle pause dal suo ruolo 24/7 di stronza?
Third season, please!
Iscriviti a:
Commenti (Atom)