ObliquaMente - Il blog del Dr. Thom
E se fosse meglio così?
A un paio di settimane dal terremoto vissuto nella società juventina, con tutto quello che ne è seguito, si possono finalmente trarre alcune considerazioni più o meno lucide.
Andiamo nel dettaglio: l'addio di Conte è veramente una perdita per la squadra? La risposta è meno scontata del previsto. Non credo che molti calciatori si strapperanno i capelli, a maggior ragione dopo l'addio di Antonio, per aver finito tre anni di preparazione atletica al limite del massacrante. Come scrivevo nelle pagelle di un paio di anni fa, avrei comunque trovato parecchio improbabile una permanenza di Conte in società più a lungo di tre, quattro anni. Non tanto per una questione di pianificazione di strategia con la dirigenza - non solo, perlomeno - quanto per l'enorme dispendio di energie fisiche e psichiche che comporta avere Conte come allenatore. Sotto questo aspetto, le somiglianze con Mourinho sono evidenti: chi non ricorda quanto prosciugati erano molti dei giocatori protagonisti del triplete nella stagione 2010-2011?
Per questo non mi stupirei più di tanto di vedere nei prossimi giorni la partenza di alcuni di coloro che, di questo straordinario ciclo, sono stati i protagonisti fisicamente più prepotenti sin dall'inizio, e naturalmente mi riferisco principalmente ad Arturo Vidal e Stefan Lichtsteiner. Se per lo svizzero l'ingaggio già avvenuto di Evra e Pereyra è più che un indizio, per il cileno la situazione è più delicata, visto che il mix straordinario di potenza fisica, atletismo e prolificità sottorete ne fanno un esemplare di centrocampista più unico che raro in un panorama calcistico mondiale spaventosamente povero di qualità tecniche.
La mia idea, però, è che alla fine anche Vidal verrà ceduto, e a cifre come i famosi 50 milioni di cui si parla negli ultimi giorni, mi offrirei io stesso ad accompagnarlo personalmente alla sede della sua prossima squadra.
In base a questo, un altro interrogativo segue a ruota: con l'addio di Conte, la Juventus rivedrà verso il basso le sue ambizioni? A questo rispondo con una contro-domanda: perché dovrebbe?
In questi tre anni, la società ha costruito un'ossatura molto valida per la squadra, che se ancora non è in grado di competere con le maggiori potenze europee (e non lo sarà per parecchio tempo, mettiamocelo in testa), può sicuramente continuare a primeggiare nel campionato italiano, il cui livello è talmente rivoltante che l'anno scorso si è riusciti a centrare la quota irreale di 102 punti su 114 con una squadra che, dati alla mano, non è nemmeno tra le prime sedici d'Europa.
Anche cedendo Vidal, che di questa Juve è (stato?) il simbolo indiscusso, difficilmente vedo squadre in grado di competere, scongiurando il crollo psico-fisico di cui si è parlato poco sopra. Staremo a vedere.
E in tutto questo, Allegri come si pone? Personalmente devo ancora capire il perché di tutto l'astio nei suoi confronti. Davvero, chi vi aspettavate? Ferguson? Mourinho? Per intanto, c'è da ringraziare la dirigenza del Galatasaray, che si è mossa con decisione e ci ha risparmiato quella che sì sarebbe stata una sciagura sportiva senza pari, ossia l'arrivo di Prandelli.
Di certo, rispetto a Conte, Allegri è una scelta conservativa, di chi, in un certo senso, vuole andare sul sicuro. Ed è giusto così: la squadra c'è, e giustamente il nuovo tecnico non si sogna minimamente di stravolgerla. Certo, vorrà degli innesti suoi, e darà la sua impronta, con un approccio meno martellante e, se Dio vuole, anche meno inutilmente polemico. Ma è inutile negare che, se si continuerà a vincere, lo si farà su quanto di buono già fatto da Conte, un po' come, con le debite proporzioni, successe a Capello quando raccolse l'eredità di Sacchi al Milan. Questo però potrà dirlo solo il campo.
Al momento, le mie sensazioni sono un misto di curiosità e timore, e benché aleggi ancora nell'aria una certa impressione di coitus interruptus, l'idea è che continueremo a fare bene, e possibilmente vincere. Di certo non mi illudo di vincere la Champions League, un po' per triste tradizione, un po' perché non è ragionevole pensare che si possa competere con società come Real Madrid, Manchester United e Bayern Monaco, con a disposizione budget spropositati e un appeal che, nonostante questo triennio di vittorie, siamo ben lontani dall'aver recuperato anche noi.
Piccola parentesi: non che con Conte la nostra tradizione in Champions League sia migliorata. Anzi, è stato un fallimento totale, coronato da un'uscita vergognosa al primo turno lo scorso anno, e da scelte tecniche e tattiche che definire discutibili è usare un eufemismo. No, Antonio, il martedì e il mercoledì sera non mi mancherai.
D'altra parte, è anche vero che l'anno perfetto a volte capita anche a squadre meno attrezzate, come il Chelsea qualche anno fa, l'Inter stessa, e giusto l'anno scorso, l'Atletico Madrid di Simeone, che sicuramente non è così più forte di noi. Ma è meglio per tutti non farsi illusioni. Per diversi anni ancora.
Nel mentre, sarei già contento di non leggere più giochi di parole su Allegri.
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